[RECENSIONE] Lion D – Bring Back The Vibes – Bizzarri Records, 2013

admin
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Dal 30 Marzo è disponibile negli store per Bizzarri Records, Bring Back The Vibes, la nuova fatica discografica di Lion D!

Potete acquistare il disco in formato digitale si iTunes al prezzo di 8,99€ cliccando su QUESTO LINK e su Amazon allo stesso prezzo cliccando su QUEST’ALTRO LINK !

Ecco di seguito la recensione scritta dal nostro espertissimo, Fabrizio Vivirito, per la Positive Vibration Family. 

COVERLion D è, insieme a Ras Tewelde, uno dei “cavalli” trainanti della scuderia Bizzarri Records, a cui va il merito di aver creato una riddim factory seria competitiva e con cantanti all’altezza della situazione.

Bizzarri rispolvera le vecchie vibes della dancehall? Direi proprio di si! E lo fa puntando su un giovane leone dal talento indiscutibile, autorizzato a furor di popolo per doti canore, tecnica e stile a salire sull’olimpo dei campioni col turbante insieme a mostri sacri quali Sizzla e il Sig. Capleton.

Il segnale di Lion D suona forte, chiaro e potente; tuona come una valanga su ritmi freschi e gioiosi e risulta davvero impossibile rimanere fermi indifferenti e di cattivo umore!

Un giovane predicatore, attivista tafariano in piena regola , come recita lo Skit n.5, richiamo di una scena cult e manifesto Rasta del film “Rockers” targato ’78: <<Dio lo sa, io non mi esprimo con la violenza, sono un uomo pacifico, non rubo e non imbroglio. Sono un servitore di sua maestà e non importa ciò che il “cuore corrotto” possa dire; sono come un albero che cresce e trae nutrimento dalle rive del fiume. Nessuno può scampare al giudizio e babilonia dovrà cadere>>. Trenta secondi storici di quella gloriosa pellicola.

Disco decisamente energico, ottima iniezione positiva dal flavour caraibico. Intro afro che anticipa grandi cose e si parte con un set di note solari ma fedeli alle tematiche più care ai tafariani. Si passa da “As One” che inneggia all’unione con uguali diritti e giustizia sociale a “Nah Bleaching Cream“, un manifesto di negritudine, garveismo e radici che predica l’amore per se stessi come strumento di benessere ed equilibrio comune.

Work” è l’ordine quotidiano di un sistema malato a cui vengono ancora girate le spalle.

Altro tema di fede sono le “Blessings“, comunue a molte culture religiose che tendono a porre l’accento su determinate frequenze “benefiche” mentre ne castiga altre.

Serietà e coscienza si alternano a ben più sobrie interpretazioni a fin di ottimo jamaican entertainment come la rivisitazione della super hit pop “Sweet A La La Long” dei moderni e “spiaggeschi” Inner Circle (nel singolo “Try Afta You”, ndr).

Non mancano illustri collaborazioni tipiche del genere: “Sweet Jamaica” con il collega Ras Tewelde che ci riporta indietro negli anni ’60, epoca dello swing rocksteady.

Vena Lover inglese per “I Need Your Love” eseguita con la bella voce di Blacky Grace, un classic.

La Mama Song, “Mumma“, esalta la madre della creazione con omaggio di routine ma pur sempre centrale in questa cultura.

Weh Dem Fah” e “Nuh Ramp” sono un tributo alla dancehall degli 80’s che vedono la giusta partecipazione di due nostalgici appassionati ovvero i signori Gappy Ranks e Skarra Mucci.

Mento e Calipso permeano “So Beautiful“, canzonetta leggera ma molto impegnativa se considerata la notevole “prova sportiva” del nostro baldo giovane.

Oltre al puro divertimento e dimostrazione di immensa bravura non si può fare a meno di notare quanta consapevolezza ci sia dentro questa bella fatica discografica, raccontata magari con un leggero sorriso e voglia di far festa per poi trovarsi spiazzati all’improvviso ascoltando la acustica “Babylon” o la struggente “No Victim” entrambi cariche di emozioni e significato.

Si chiude con “Thanksgivin“, altra frequenza a cui i rasta tengono molto.

Da spettatore passivo ad artefice delle cose al di là del tipo di abito scelto; onore e merito a chi con intenso lavoro interiore riesce a fare il salto per diventare quel qualcosa che la gente riconosce come talento e crea fenomeni di vita molto interessanti come questo ragazzo, l’ennesimo che è riuscito a scappare dal ghetto per farsene portavoce in ben altre e lontane dimensioni mondane e cieche.

 Congratulations Lion D.

Keep JAH Fire Burnin!

Fabrizio Vivirito.

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