[INTERVISTA] Prof. Harrison Stafford outta GROUNDATION

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1. La musica reggae è relativamente giovane, appena poco più di 40 anni, molto intensi. Tutti sappiamo bene quello che gli anni ’70, anni in cui anche il reggae si formava, hanno donato alla musica in genere. Pensiamo, e speriamo che tu condivida, che questo genere musicale è ancora nel pieno della sua sperimentazione. Groundation, quindi, è un simbolo assolutamente originale. Ci parli di come siete nati voi ed il vostro fantastico stile?

Harrison (H) – Noi veniamo dalla California che è stata un’importante base per i Rasta ed il Roots Reggae fin dai primi anni ‘70; questa è la casa della “Summer of Love” del 1967, dei movimenti contro la guerra e delle Pantere Nere (il Black Panther Party, ndr). Nel 1972 Bob Marley and The Wailers tennero il loro primo tour negli Stati Uniti in cui Bob aprì lo show a Sly and The Family Stone. A Sly non piacque il fatto che gli ascoltatori se ne andavano dicendo “Ma cos’era questa band di apertura?”, così Bob ed i Wailers furono cacciati dal tour. Fu così che il seme Rasta fu piantato nell’area della baia di San Francisco dove membri dell’entourage di Bob Marley si stabilirono, incontrando gente e mettendo su casa  in California. I membri dei GROUNDATION sono nati in questo periodo (1967-1980) e sono cresciuti nell’area della Baia di San Francisco ascoltando ogni stile di musica possibile; Rock, Soul, Funk, Blues, Country, Hip-Hop, Salsa, etc. Noi abbiamo iniziato con la musica molto precocemente, a 6-9-12 anni, e per me è stato il suono della Reggae music che fece scoppiare il mio spirito; era un suono rivoluzionario che chiamava a gran voce affinchè più amore ed uguaglianza regnasse sulla Terra ed io volevo essere parte di questo.  Comunque per gli altri membri come Ryan Newman (Basso), Marcus Urani (Tastiere) e David Chachere (Tromba) furono i suoni di Thelonious Monk, Miles Davis e John Coltrane che accesero i loro motori musicali.  [quote_left] “Noi veniamo dalla California che è stata un’importante base per i Rasta ed il Roots Reggae fin dai primi anni ‘70” [/quote_left] Quando arrivammo negli anni del College tutti volevamo studiare ed imparare di più circa il linguaggio della Musica, così ci iscrivemmo alla Sonoma State University per studiare nel corso Jazz e conseguire il nostro diploma di Jazz Performance. Nostro professore fu il grande Mel Graves (a cui è stato dedicato l’album dei Groundation “Here I Am”) e lui aveva una profonda connessione con la musica, il tempo e la vita, così passammo tante, tante ore ogni giorno insieme con Mel parlando di teoria musicale, idee e composizione. Ci fu una connessione tra Ryan, Marcus e me e con le parole immortali di Mel che ci dicevano “trovate la vostra propria voce”, ci unimmo nel 1998 per dare inizio ai GROUNDATION.

2. Il connubio Reggae-Jazz vi dona un suono assolutamente unico. C’è chi lo chiama “Spiritual Roots Reggae”, chi lo chiama “Progressive Reggae” e così via. Pensi che la musica, ed in particolare la vostra, si possa inquadrare all’interno di semplici categorie?

(H) – No… Cerchiamo di sfuggire all’etichette e semplicemente registrare ciò che percepiamo essere musica forte che funge da collante all’interno di un album.

3. E’ molto interessante la tua esperienza fatta tra il 1999 ed il 2001: nella stessa Università in cui voi stessi vi siete formati e trovati, la Sonoma State University, tu hai tenuto il primo corso di Storia della Musica Reggae. Ci sembra una grande conquista. Cosa puoi dirci in merito?

(H) –  L’idea di insegnare la Storia della Musica Reggae fu ispirata dal primo batterista dei Groundation, Jason Bodlovich, che suonò nel nostro primo album “Tribute to the Roots”, registrato nel 1998. Jason semplicemente mi disse “Sai così tanto di questa musica e della sua storia che potresti tenere un corso”. Da qui partì l’idea ed io trascorsi la successiva estate buttando giù il programma del corso e poi il successivo semestre avrei incontrato il capo del Dipartimento di Musica per studiare tutti i dettagli. Il corso fu molto apprezzato; ho dovuto limitare la dimensione della classe dopo il primo semestre. Chiunque prese parte al corso, diciottenni, quarantenni, neri, bianchi, alcuni sapevano molto di Reggae ed alcuni avevano semplicemente ascoltato Bob Marley. E’ stato un piacere insegnare in questo corso ed ho apprezzato il tempo speso con quella gente, è stata un’occasione per condividere qualcosa che amavo moltissimo.

4. Parliamo di “Building an Ark”, settimo album in studio per i Groundation, in uscita il 20 Marzo 2012. Il titolo esprime il desiderio di costruire un’arca “al fine di preservare la conoscienza e la coscienza positiva”. La missione è importante. La musica ha da sempre avuto un importante ruolo sociale. Ci racconti qualcosa?

(H) – Certamente la musica ha rappresentato questo fin dall’alba della storia; è il primo, originale linguaggio dell’uomo. La musica può guarire i malati, liberare i prigionieri e sollevare gli oppressi. In ogni uomo c’è un cuore che batte, il nostro pianeta batte un impulso ed il nostro sistema solare emette vibrazioni; tutto è musica. Il Reggae è la musica che si concentra sulla redenzione dell’umanità in un mondo di amore e giustizia per tutti. Questa è una lenta evoluzione, che dura tutta la vita, ma come puoi vedere stiamo andando verso un mondo armonico, basato sull’unicità della vita e noi come GROUNDATION riversiamo questa energia in ogni nota, ogni battito ed ogni parola della nostra musica.

5. Nel terzo teaser ti sentiamo dire che “Building an Ark” è il vostro miglior album. Personalmente, sono pienamente d’accordo con te. Ma ci spieghi tu il perchè?

(H) – L’energia per Building An Ark venne fuori abbastanza velocemente e naturalmente, niente ha avuto bisogno di essere forzato, quando ci veniva un’idea o un concetto, era lì apposta per noi. Questo album è iniziato con l’idea di incorporare momenti molto calmi, delicati e semplici ottenendo al contempo anche grandi arrangiamenti in cui tutti i nove membri venivano messi in luce. Ci siamo concentrati ad evidenziare chi siamo come musicisti, come tirar fuori il meglio in ognuno di noi; Chachere alla tromba, Te Kanawa alla batteria, Ryan al basso. E inoltre, l’idea di radunare gente con ogni esperienza di vita e di riconoscere che la buona e la cattiva gente si trova in ogni società e cultura. Avendo discusso insieme, da gruppo, questi concetti, volevamo proseguire con la gente positiva e creare un luogo nella musica in cui tutti possiamo essere più forti. Una volta io e Marcus ci sedemmo assieme e iniziammo ad improvvisare un’idea che avevo da un po’ di tempo, semplicemente questo groove lento e meditativo con una strana, ossessiva melodia “Sto costruendo un’arca stasera…. Spero che siamo pronti”;  fu allora che conoscemmo il nome del disco. Io e Marcus Urani (tastiere) mettemmo insieme idee che aveva avuto lui con un’intro che avevo scritto anni prima, una canzone country veramente, “sai cos’è giusto, l’hai saputo per un po’, oh io ho sogni da raccontare, sogni tuoi e di nessun’altro”. [quote_right] “La musica è il primo, originale linguaggio dell’uomo” [/quote_right] Su altre tracce abbiamo lavorato tutti insieme, su molte canzoni abbiamo lavorato io e Marcus, alcune le ho fatte io, ma l’obiettivo era di evidenziare i nove musicisti dei GROUNDATION. Penso che ci siamo imbattuti in concetti complessi e abbiamo realmente trasmesso idee chiare, precise. La musica di Building An Ark è quello che racchiude i nostri pensieri più che in ogni altro album, tutti noi, ognuno nel gruppo può davvero stare dietro questo lavoro; per tutte queste ragioni è il nostro miglior risultato fino ad ora.

6. Cosa è cambiato dal vostro debutto nel 1999, con “Young Tree”, ad oggi?

(H) – Dal 1999, il rilascio di Young Tree, abbiamo trovato noi stessi. Quei primi pochi album erano canzoni che io già avevo. Queste erano più dirette. Non avevamo sviluppato molti dei concetti che avremmo sviluppato solo in seguito. Inoltre ci sono voluti nuovi musicisti che si unissero al gruppo per poter mettere in pratica queste idee. Questo prova che niente succede prima del giusto tempo. Oggi i GROUNDATION sono molto forti e sicuri, tutti i musicisti hanno i loro ruoli ed ognuno è realmente un maestro della sua arte. Dopo tutti questi anni abbiamo imparato come mettere in bella mostra i membri dei GROUNDATION e ciò crea un suono più complesso e amalgamato.

7. Ascoltando il disco, siamo stati colti da una piacevole sorpresa. Nel Roots Reggae è pratica comune utilizzare le coriste (female vocalists). Anche voi fate lo stesso, ma le vostre coriste sono protagoniste di una fetta molto più grossa della scena rispetto al solito. E’ bello! Ne vuoi parlare?

(H) – Questo era una cosa che io e Marcus volevamo fare da anni, usare la voce femminile come una componente principale della canzone, finalmente nel 2005 Kerry-Ann Morgan si è unita al gruppo e, successivamente, Kim Pommell nel 2006. Loro hanno delle voci così uniche e questa è una cosa che come cantante mi sono sforzato di raggiungere. “Cosa vi distingue dagli altri cantanti?”. Quando ascolti Kerry o Kim, sono immediatamente riconoscibili, hanno un suono. [quote_left] “Volevamo proseguire con la gente positiva e creare un luogo nella musica in cui tutti possiamo essere più forti” [/quote_left] Infatti con l’album Here I Am (2009) abbiamo iniziato il processo di inclusione delle voci femminili (come componente essenziale, ndr), come nella title track con Kim che finisce la storia dopo un solo di tromba di David Chachere. Adesso con “Building An Ark” era il momento di spingerci in un suono più bilanciato tra le voci maschili e femminili ed io sento veramente che l’energia e le voci di Kim e Kerry rendono il disco un mix più ricco e speciale.

8. Quando si parlava di preservare la conoscenza e la coscienza positiva, mi è venuta in mente un’immagine delle dancehall giamaicane di oggi. Giovani ragazze e ragazzi in preda a droghe pesanti, deliri sessuali, razzisti ed omofobi. Cosa ne pensi?

(H) – Hhhmmmm, state inciampando in un argomento IMMENSO. Noi come razza umana stiamo soffrendo una debolezza della forza di volontà, di focus e concentrazione e di un forte senso di militanza. Se non possiedi queste cose questa vita può e ti condurrà in una certa via, la via sbagliata. Puoi ragionare sulla vita in molti modi, ma questo avrà due risultati; UNO, la vita è distrutta,  la razza umana è corrotta e l’umanità si imbatterà nella sua strada al buio, o DUE, che siamo in un momento di grande cambiamento positivo e non tutti lo faranno, alcuni sono caduti ed andati e non possono essere salvati.

9. Direi che con Groundation è nata una leggenda del Reggae. Nel vostro sito c’è una sezione in cui indicate quali dischi un appassionato di Reggae deve assolutamente avere. Ci aggiungiamo anche “Building an Ark”?

(H) – Hahaha, non spetta a noi dirlo… abbiamo semplicemente proposto la nostra musica preferita alla gente nella speranza che dia ispirazione.

10. Ci puoi parlare della copertina di Building An Ark? E’ un’immagine molto particolare. Cosa ha voluto rappresentare l’autore, Giovanni Maki?

(H) – L’idea della “Conchiglia” per questo album è venuta molto lentamente… molto lavoro tra me e Giovanni. All’inizio era solo un brainstorming e ci volevamo basare sul tema di Noè e dell’immagine di una GRANDE barca. Poi ci fu l’idea di Giosuè e la chiamata dello shofar (corno d’ariete) che ha abbattuto le mura di Gerico, l’idea di una musica per radunare la gente e questo ci ha condotti alle nazioni isolane che usavano le conchiglie per riunire insieme la popolazione per festeggiare. Anche il fatto che la prima vera casa che OGNI essere vivente ha mai costruito come protezione fu la conchiglia marina e l’immagine della conchiglia è composta da un’immagine celestiale che rappresenta la vastità dell’universo come la conchiglia rappresenta il molto piccolo.

11. Grazie per la disponibilità. Vi aspettiamo in Sicilia! One love!

(H) – Quando i Groundation suoneranno in Sicilia! Ci piacerebbe molto andare lì!  Blessings,  Harrison.

(Riccardo Passantino, Claudio Azzarello)

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