Nel mondo della musica popolare esistono tanti generi, tante scene e infinite discussioni.
Ma ce n’è uno che ha costruito probabilmente
il sistema di credibilità più rigido di sempre: l’hip-hop.

Qui la domanda non è solo “ti piace?”.
La domanda è
“è autentico?”.

Ed è una differenza enorme.


L’ossessione per l’autenticità

Nell’hip-hop non si giudica soltanto la musica.
Si giudica
la provenienza, la storia, la credibilità dell’artista.

Le origini vengono analizzate con la stessa attenzione con cui si esaminano le prove in un processo.

In pochi altri generi musicali succede che:

Venduto” diventi un insulto capace di rovinare una carriera

fare un featuring con l’artista sbagliato faccia perdere punti di credibilità

il numero di dischi venduti venga usato contro chi li ha venduti

È un paradosso unico: più successo fai, più rischi di essere considerato meno autentico.


Quante opinioni musicali sono davvero nostre?

Prova a pensarci.

Quando è stata l’ultima volta che hai definito un artista “troppo commerciale” o “da radio”?

Hai davvero ascoltato l’album…
o hai ascoltato
quello che ne dicevano le persone di cui vuoi avere rispetto?

E ancora:

Quante volte hai difeso un artista non perché ti convincesse davvero, ma perché non farlo ti avrebbe fatto sembrare uno con gusti discutibili?

Quante volte parole come “conscious”, “underground” o “vero hip-hop” sono state usate più per dividere il pubblico che per parlare di musica?

Il meccanismo è sempre lo stesso.

Cambiano solo le parole.

Se nel pop qualcuno viene liquidato come “musica per ragazzine”, nell’hip-hop si dice:

è mainstream”

non ha contenuto”

non è vero hip-hop”

Le categorie cambiano, la funzione resta identica: decidere chi appartiene al gruppo e chi no.

Spesso senza ascoltare davvero la musica.


Il giorno in cui ho scoperto che mi piaceva Salmo

Uno dei nostri ascoltatori ci ha raccontato un episodio che spiega perfettamente questo meccanismo.

Tre anni fa si è trovato ad accompagnare la figlia a un concerto di Salmo.

Nella sua testa era già tutto chiaro:

Musica da ragazzini. Gente che urla per dire qualcosa.”

Non aveva mai ascoltato davvero un suo disco.
Ma
sapeva già cosa pensarne.

O almeno credeva.

L’unica cosa che lo ha fermato dal presentarsi al concerto completamente impreparato è stata una piccola vanità:

non voleva sembrare quello che non sa dove si trova.

Così ha aperto Spotify e ha iniziato ad ascoltare qualche brano, convinto che si sarebbe annoiato alla seconda canzone.

Non è successo.

Anzi.

Da quella sera Salmo è diventato uno dei suoi artisti preferiti.

Non era cambiata la musica.

Era cambiato il modo di ascoltarla.


Le mappe invisibili dei nostri gusti

Quella scoperta gli ha fatto capire una cosa scomoda.

Nella sua testa esisteva una mappa silenziosa di ciò che è accettabile apprezzare se vuoi essere preso sul serio da certe persone.

Una mappa che divide la musica in categorie che non sono estetiche, ma sociali:

musica seria

musica matura

musica da intenditori

oppure

musica per ragazzine

musica commerciale

musica plasticosa

Il giudizio non nasceva dall’ascolto.
Nasceva da
pregiudizi accumulati nel tempo.

L’età del pubblico.
L’immagine dell’artista.
Quello che “si dice in giro”.

Tutto, tranne la musica.


L’esperimento che dovremmo fare tutti

Da quel momento ha iniziato un piccolo esperimento.

Ha preso tutte le cose che diceva di non sopportare e si è fatto una domanda semplice:

Questo giudizio viene davvero da me…
o l’ho solo sentito in giro?

La risposta, quasi sempre, era la seconda.

Molte delle sue opinioni musicali erano in realtà un collage di opinioni altrui, assemblate nella testa e ribattezzate “pensiero critico”.


Cambiare idea è la cosa più difficile

Questa potrebbe essere la classica storia con una morale edificante:

Ho aperto la mente, ho scoperto nuova musica, ho imparato la lezione.”

Sarebbe bello.

Sarebbe anche falso.

La verità è più onesta.

Adesso, quando sta per liquidare qualcosa senza ascoltarla davvero, sa cosa sta facendo:

sta scegliendo di non ascoltare.

Perché ascoltare potrebbe costringerlo a cambiare idea.

E cambiare idea significa fare qualcosa di molto più difficile di quanto sembri:

rimettere mano alla storia che raccontiamo su noi stessi.

E spesso è molto più facile non farlo.


🎧 Radio Panorama consiglia

Se vuoi mettere alla prova i tuoi pregiudizi musicali, prova a partire da qui:

90MIN – Salmo

Kumite – Salmo

Il cielo nella stanza – Salmo

Tre brani diversi tra loro, perfetti per fare una cosa che facciamo sempre meno:

ascoltare davvero prima di giudicare.


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