Finalmente siamo in grado di pubblicare la nostra chiccherata con il vincitore della sezione Internazionale del Positive Vibration Reggae Awards 2013, the original Ganjah Don from California, il mitico JAH SUN!
A pochi giorni dall’uscita del nuovo album “Rise as One”, Jah Sun si racconta a Positive Vibration: un’intervista che va dalla vittoria del contest al suo viaggio spirituale in Etiopia. Enjoy it!!

1) I followers di Positive Vibration hanno eletto il tuo album “Battle the Dragon” come miglior album reggae internazionale del 2012 ai nostri Positive Vibration Reggae Awards 2013. Cosa provi per questo risultato? Questo contest, per noi, è una provocazione al più importante Grammy Award For Best Reggae Album che per molti anni ha eletto solo quegli artisti che hanno uno speciale potere commerciale, mettendo in ombra gli artisti che tengono alta la bandiera del Reggae. Un altro difetto è che il Reggae Grammy Award non include artisti Reggae non Jamaicani. Qual è la tua opinione riguardo questo premio onorario e riguardo al modo di selezione delle nominations?

JAH SUN – Prima di tutto voglio dire grazie a Positive Vibration per ave nominato anche me ed il mio album per il contest! Sono molto grato per coloro che hanno speso del tempo per votarmi ed aiutarmi a vincere la sezione internazionale per il 2012. Riguardo al Grammy, non ci penso molto. Da un lato è fantastico che abbiano riconosciuto il Reggae come un genere. Penso che questo sia un inizio. Magari presto seguiranno la scia del MOBO awards ed onoreranno altri artisti che potrebbero non essere Jamaicani o aver avuto un pesante successo commerciale. Sono stato veramente felice di vedere Alborosie vincere il MOBO award, visto che anche io l’ho votato, come un “REAL” artist che ha pagato il dovutoti ed ha dedicato molto della sua vita alla Reggae Musica e la sua cultura. Chiunque faccia questo e sappia produrre buona musica è degno di questi prestigiosi premi.

2) Il 2012 sembra essere l’anno del lancio ufficiale di Jah Sun nel panorama reggae internazionale con l’uscita a gennaio di “Battle the Dragon”, album per altro anticipato dall’uscita nel 2010 della big combo con Alborosie “Ganjah Don” che ha riscosso grande successo: ci parli un pò dell’album e dei retroscena  in cui è nato?

Il tema dell’album mi è venuto in mente durante un periodo di grande turbolenza per il nostro pianeta. Sembrava che stessero accadendo guerre e proteste in tutto il mondo. So che queste cose succedono continuamente ma mi sembrava che, per un momento, fosse più forte di sempre. C’erano rivolte in Inghilterra, Spagna, Italia, Medio Oriente e negli Stati Uniti c’era il Movimento “Occupy Wall Street”. Sembrava che il benessere del Pianeta e tutti i suoi abitanti fossero in serio pericolo e minacciati dalle industrie militari, petrolifere, farmaceutiche e bancarie. Per me quesei  potenze globali rappresentavano un drago con molte teste. Da qui il nome “Battle the Dragon”. Certamente la mia visione di “battaglia” non è la tipica definizione della parola. La prima canzone dell’album, che è stata prodotta dall’etichetta italiana Bizzarri Records, “In This Time”, dice “se noi andiamo da loro con le armi, loro avranno più fucili, se andiamo da loro con i soldi, loro avranno più fondi, con l’UNIFICAZIONE il loro tempo sarà presto fatto, noi dobbiamo questo alle nostre figlie e figli”. Canzoni come “In This Time”, “Manifest”, “Plastic City”, “Jah Children”, presenti nell’album, tutte mandano il messaggio che noi possiamo cambiare le cose, ma solo se crediamo in noi stessi e negli altri e unirci come un unico popolo!

3) “Battle The Dragon” è un mix di new-roots e hip-hop, ciò lo rende appetibile anche ai non appassionati di reggae. L’album si propone l’obiettivo di veicolare attraverso la musica un messaggio sociale di amore, pace e spiritualità, tutti temi che oggi sono trascurati da “certa” dancehall proveniente dalla Jamaica. Cosa pensi della deriva violenta di certi testi dancehall in voga in Jamaica e presi a modello nel resto del pianeta?

battle the dragon cover(J.S.) – Sebbene io non giustifico la violenza o la sua promozione, specialmente attraverso la musica, capisco cosa la sofferenza e la povertà possano fare ad una persona o ad un popolo. E’ semplicemente la gerarchia basilare dei bisogni. Sebbene TUTTI gli uomini hanno bisogno di amore/contatto/compassione ed una connessione col divino, è molto difficile coltivare e nutrire questi sentimenti quando i propri bisogni primari, come il cibo, il vestiario e un tetto vengono a mancare. Ciò che sta succedendo al Reggae è già successo all’hip-hop negli Stati Uniti. [L’hip-hop] era una musica che nasceva nei barrios, nei ghetti e nelle strade dalla gente di questi luoghi. Fu un bellissima espressione ed un potente strumento per una presa di coscienza, per l’unificazione dellle comunità e per far diminuire la violenza. Quando crebbe la popolarità, l’industria cominciò a promuovere maggiormente il sesso, orpelli appariscenti,  il lato violento della musica e il messaggio sembrò sfumare. Vedo che questo sta accadendo anche nella dancehall. Comunque la “Roots Music” è qualcosa che non può essere diluito. Sarà per questo che non è ancora diventato un genere “di tendenza” e non lo sarà mai. 😉

4) Questo album è interessante anche per la sua copertina! Jah Sun, armato di microfono, sta combattendo contro il “drago Babylon”. E’ un chiaro omaggio alla copertina di “Confrontation” di Bob Marley & The Wailers (1983), in cui Neville Garrick (grafico del gruppo) raffigura Bob Marley a cavallo che combatte un drago armato di una lancia, il tutto ispirato all’iconografia di San Giorgio che uccide il drago. Quanto ha inciso la figura di Marley nella tua crescita musicale? A trent’anni dalla sua scomparsa, il mondo della musica Reggae ha perso una parte degli insegnamenti di Bob Marley?

(J.S.) – E’ buffo perchè in realtà non avevo “Confrontation” in mente quando ho concepito la copertina dell’album. Ho chiamato il mio amico Ras Terms e gli ho descritto esattamente cosa volevo. Essendo Terms un fantastico artista ha realizzato esattamente ciò che chiedevo. Solo dopo mi sono ricordato dell’album di Bob Marley, sono stato molto felice di vedere la somiglianza ed ho pensato tra me e me “Grandi menti pensano allo stesso modo”. Non penso che il mondo abbia smarrito gli insegnamenti di Bob Marley. Io sento che la sua musica sta ancora facendo ciò che ha fatto per me e gli amanti del Reggae in tutto il mondo e cioè accendere una scintilla nei nostri cuori che attiva il cambiamento e rilancia la consapevolezza. Questo continuerà a succedere di generazione in generazione.

5) Kubla dei Boom Boom Vibration, Lion D, Ras Tewelde, Bizzarri Records: molte sono le tue collaborazioni con la scena Reggae italiana. Cosa pensi della realtà Reggae italiana?

(J.S.) – Ho suonato in molti posti in giro per il mondo e devo dire che l’Italia è uno dei miei posti preferiti. Amo la gente e la cultura italiana. Ciò che amo del Reggae italiano e di altre parti d’Europa è l’attenzione ai dettagli nella musica. Percepisco come gli artisti ed i produttori lì portano rispetto ed omaggiano la Jamaica. Etichette come Bizzarri Records e bands come la Boom Boom Vibration vivono realmente la musica ed onorano i fondatori di questo genere mantenendo un alto livello di qualità nelle produzioni.

6) Sappiamo che l’anno scorso, dopo una breve sosta in Italia, sei partito per l’Etiopia, terra sacra per il Rastafarianesimo e fonte d’ispirazione di molta discografia Reggae. Cosa ti ha colpito di questa terra e qual è il tuo rapporto con il Rastafarianesimo?

(J.S.) – Essere in Etiopia è stata una grande sensazione. Essere in una terra così antica con una cultura popolare così accogliente e gentile è stato bellissimo!! E’ stato anche il progetto che mi ha portato lì a rendere la mia visita così speciale. Sto parlando del progetto portato avanti da Ras Tewelde e Bizzarri Records “Youths Of Shasha”. Il progetto è un documentario video e musicale e racconta la storia di alcune delle prime famiglie Rasta che rimpatriarono in Africa, specificamente nella terra di Shashamane. Sono stato molto orgoglioso ed onorato di incontrare alcune comunità di Shasha e di essere coinvolto nel progetto. Riguardo la mia relazione con il Rastafarianesimo, è un cammino in continua evoluzione che io, riconosco, percorrerò per tutta la mia vita. Non importano gli alti e bassi, le sfide o le sofferenze che io potrei incontrare, le parole di Sua Maestà Imperiale risuonano sempre come verità nel mio cuore.

7) Quali sono i tuoi progetti discografici futuri?

(J.S.) – Rilascio il mio nuovo album “Rise as One” alla fine di Aprile 2013 e sarò in tour in molti posti nel mondo per promuovere i miei nuovi lavori. Sarò in Italia questa estate per lavorare ancora al fianco dei miei amici Boom Boom Vibration, Ras Tewelde, Lion D, Get Up Concerti e Bizzarri Family. Oltre alla promozione del mio nuovo album, penso di continuare a scrivere e registrare musica con tutta la mia abilità e condividerla con il mondo!!

(Riccardo Passantino, Claudio Azzarello)

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