994488_863362953685337_3632052699787299709_nMirava al centro con spregiudicata ambizione e seguiva la sua parte emotiva non quella razionale.

Marley ha ucciso lo sceriffo, non il vice.

Ha abbattuto tutti i confini toccando corde intrise di guarigione spirituale: “animatevi adesso e non dite no!”,”muovetevi attraverso la mia porta”.

Un percorso di vita straordinario, partendo dai bassifondi di uno dei ghetti più poveri e violenti del mondo (Trenchtown) per una vita di fuoco.

Il risultato è stato dir poco incredibile: un suono capace di attivare istantaneamente ogni singola cellula dell’organismo dandogli vigore, forza, positività e azione. Il suo reggae è una forza staminale antica da cui nessuno è esente dal trarne benessere celebrando la vita.

Una vibrazione modulata per ottenere la massima precisione e più la risonanza in tutto ciò che vive aumenta più le conseguenze possono essere problematiche per un sistema meccanico, tristemente limitato e così povero di passione.

La sua vera essenza viene fuori poco a poco per poi esplodere colpendo tutti gli strati sociali dagli oppressi agli oppressori stessi.

Coincidenze e incontri in perfetto “entanglement” spianano la strada a un Bob deciso e concreto a cui non rimane che seguire il flusso, come se qualcosa lo guidava verso ciò che doveva accadere.

Da tutta questa perfetta concatenazione di eventi nasce nel 1972 “Catch a Fire”, un disco destinato a sconvolgere l’aspetto comunicativo della musica.

E’ la forza della disperazione dello stare in basso che sublima lo spirito e rompe tutte le catene per approdare in una modalità in cui si sceglie come riempire il contenitore delle proprie emozioni rifiutando qualsiasi manipolazione collettiva indotta dai poteri forti che rende gli esseri umani incapaci di guardare oltre quel limite imposto.

Un estremo grido di dolore che porta alla presa di coscienza di se e della possibilità di ribellarsi con impeto intenzione, arroganza e uno stile unico.

Le conseguenze della sua esistenza sono andate ben al di là dell’immaginazione umana, ben oltre l’aspetto storico politico-religioso dei rastafariani. Oltre gli archetipi della stessa energia essenziale, quella su cui Marley era capace di sintonizzare chiunque mettesse sul piatto uno qualsiasi dei suoi vinili. Basta fare girare il piatto e semplicemente accade, quello che conta è il risultato!

Dall’uscita di “catch a fire” in poi soltanto capolavori uno dopo l’altro: Burnin, Natty Dread, Rastaman Vibration,Exodus,kaya,Survival,Uprising, perle intramontabili e prezioso bagaglio per l’uomo.

Attraverso una cultura fortemente legata alle radici e il percorso di un popolo in movimento (movement of jah people), viene sviscerata l’inquietante verità scomoda, attraverso una musica ipnotica, legnosa e che evoca il respiro della creazione e Il mondo intero si trova a sperimentare quel misticismo naturale che fluttua nell’aria, oltre l’illusione da cui è possibile uscir fuori semplicemente facendone conoscenza.

Un percorso di vita che ancora oggi non cessa di compiere il suo destino e continua a lavorare dentro tutti noi strappandoci sorrisi , good vibes e momenti intensi di benessere.

Un sollievo per ogni sofferenza e una chiave interpretativa che può fare miracoli.

Siamo tutti eventi in potenza straordinari e sta solo e soltanto a noi scegliere di cominciare a vivere ogni singolo giorno come un dono, una possibilità.

“animatevi adesso e non dite no! muovetevi attraverso la mia porta” (Lively up Yourself).

Non morirai mai.

 

di Fabrice “Gebre Tsadik” Vivirito