L’11 Maggio del 1981 presso l’ospedale Cedar of Lebanon Hospital di Miami,  Robert Nesta Marley, forse uno dei cantautori più influenti del XX secolo, lascia questo mondo per far ritorno nella terra del Padre, Zion. Se sia morto a causa del cancro o ucciso dal Drago Babylon non è dato sapere, certo la velocità con cui ci ha lasciati  e il fastido che questo scomodo personaggio ha recato al sistema occidentale, giustificano i dubbi di qualcuno.

Certamente le sue origni non sono tra le più “nobili”. Nasce nel 6 Febbraio del 1945 a Nine Mile presso una famiglia di contadini, dal rapporto tra una giovane jamaicana e un capitano della marina britannica in cerca di svago nell’isola, il quale penserà bene di abbandonare tutti alla svelta. La soppravvivenza nel Ghetto di Trench Town, l’ispirazione di Rastafari, i retaggi di anni di colonialismo sfrenato vissuti sulla propria pelle e gli insegnamenti di una vita umile, gli hanno fornito un’esperienza di vita così grande da metterlo alla pari dei grandi della Storia. Un vero esempio di riscatto sociale.

E’ importante ricordare questo personaggio per tanti motivi, non solo per il contributo musicale offerto all’umanità. Non appena la musica e il messaggio di Marley superarono  i confini della bellissima Jamaica,ebbero un impatto incredibile sull’intero pianeta terra. Un nuovo messaggero di pace amore uguaglianza e riscatto fece tremare le poltrone dei politricks, principali burattinai del babylon system, e ridiede speranza a chi invece si sentiva uno sconfitto. Il richiamo alla lotta e alla reazione di “Get up, stand up”, il manifesto di unità e fratellanza di “One love/People get ready”, il sostegno alla causa africana di “Africa Unite”, hanno svegliato le coscienze e i cuori di tanti uomini e donne che in questi messaggi hanno trovato la forza di continuare a vivere e lottare.

E pazienza se oggi a distanza di 31 anni dalla sua scomparsa certi “intellettuali” lo reputino un “tossico  che pensava di essere come Gesù ” e il principale responsabile del tracollo della nostra generazione. Forse, tali personaggi, dimenticano la reale caratura di Bob Marley e la Sua vera influenza sulla società che lo circondava: un vero esempio di amore per il prossimo. Nella Kingston affamata, la casa di Bob Marley, al 56 di Hope Road, era un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno. Basti ricordare che in quegli anni, il nostro Affezionatissimo sfamava qualcosa come 3-4000 persone. Usare il pretesto del consumo di marjuana del Nostro per screditarlo d’innanzi all’opinione pubblica mondiale è un colpo basso e vile. Ormai sono circa 12 anni che ascolto il “vangelo secondo Bob” ma non mi è mai parso che mi incitasse al consumo di erba. Ciò che lui mi ha insegnato sin ad oggi è che il vero senso della vita è l’amore verso il prossimo (qualunque sia il colore della sua pelle o la sua fascia di reddito) e la lotta contro ogni forma di prepotenza. Certo, valori scomodi per chi predica solo odio verso il “diverso da se” e la condanna dell’opinione altrui. A queste menzogne pretestuose risponde la musica  e la vita di quest’uomo, le quali sono scalfite nella Storia e nel cuore  di chi lo ha amato e lo amerà per sempre.

Bob, your Legend lives on!